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25 Jul 19 La Mostra “Indisciplinati”: Federico Fellini e Mattia Moreni

A Rimini, da maggio a settembre 2020, presso la Galleria d’Arte Moderna e Foyer del Teatro Galli, avrà luogo la grande mostra “Indisciplinati. Federico Fellini e Mattia Moreni nel centenario della nascita”.

Geni visionari, protagonisti del secondo dopoguerra italiano, il primo nativo di Rimini e il secondo “adottato” per gran parte della vita dalle Calbane Vecchie nel cuore della Romagna, entrambi gli autori hanno rappresentato la spinta alla discontinuità, all’eccezione, all’indisciplina rispetto ai codici e ai canoni delle loro rispettive aree di riferimento, il cinema e la pittura, incarnando momenti folgoranti di innovazione e di espressione.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Controcorrente con sede a Bologna, sarà curata da un comitato scientifico comprendente Gianfranco Angelucci, regista, collaboratore e profondo conoscitore dell’opera di Fellini, e da Flaminio Gualdoni, Gianfranco Maraniello e Claudio Spadoni, storici dell’arte per Moreni.

Il catalogo, ricco di apparati iconografici e documentari, sarà edito da Maggioli Musei.

La mostra consentirà di leggere i percorsi dei due grandi autori dimostrando che proprio la totale, incontrattabile autonomia dai climi culturali che li circondano sono il tratto distintivo che ne contraddistingue l’affinità profonda, facendo di entrambi degli esemplari, preziosi “indisciplinati”.

  • Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993), ormai unanimemente una delle figure fondamentali del cinema mondiale: dal 1952 pellicole come Lo sceicco bianco, I vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, Otto e Mezzo, Fellini Satyricon, Amarcord, Casanova, segnano una parabola straordinaria che si compie con La voce della luna, 1990, ultimo capolavoro di una carriera fuori dagli schemi, con punte di fastosa anarchia e il filo rosso di uno sguardo sempre lucido e critico nei confronti della condizione esistenziale moderna.
  • Mattia Moreni (Pavia, 12 novembre 1920 – Brisighella, 29 maggio 1999) dopo gli esordi post-cubisti si afferma nei primi anni Cinquanta come uno del protagonisti dell’informale internazionale in un viaggio pittorico che lo conduce a interrogarsi sulla disumanizzazione della nostra società e delle sue icone, in una sorta di rabbia espressiva paradossale che lo porta a esplorare audacie antiestetiche insieme sontuose e inquietanti.

 

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